Quali sono i vantaggi dell’applicazione della Liquidità Distribuita rispetto agli strumenti attuali di politica monetaria per il rilancio dell’economia?

Posted by | luglio 23, 2017 | Domande e Risposte | No Comments

Il presente articolo è parte delle risposte di Alessandro Nosei, autore del libro Liquidità Distribuita, alla recensione del prof. Roberto Tamborini, del Dipartimento di Economia e Management dell’Università di Trento:

Roberto Tamborini:

I principali vantaggi illustrati dall’autore sono:

  • Si favoriscono e incentivano consumi verso i paesi più in crisi dell’area valutaria. Di fatto uno sconto notevole considerando la detassazione dell’IVA.
  • Si favoriscono investimenti diretti data la totale assenza di tassazione sugli utili generati dagli stessi.
  • Riequilibrio di lungo periodo delle posizioni di disequilibrio commerciale.
  • Competizione tra i modelli manageriali. Secondo questo approccio evoluzionistico i sistemi più efficienti “colonizzeranno” quelli che lo sono meno.
  • Secondo l’autore si eviterebbe di finanziare inefficienze pubbliche perché gli aiuti andrebbero direttamente ai settori produttivi.
  • Dovrebbe esserci una ciclicità. Un paese in difficoltà verrà dapprima aiutato con queste leve di politica economica, poi, man mano che si registrerà una stabilizzazione economica del paese in crisi gli aiuti verrebbero diminuiti. Nel caso poi in cui il paese in difficoltà si riprenda a tal punto da diventare virtuoso tale paese smetterebbe di essere aiutato.

Non ho particolari obiezioni con questa lista di vantaggi, se non che per ciascuno si potrebbe trovare un risvolto negativo. Gli economisti sono abituati a pensare che non ci sono mai soluzioni con soli benefici, e se non vedono i costi s’insopettiscono. Per esempio, ragioni di rifiuto del sistema potrebbero sorgere nei governi e nelle opinioni pubbliche sia dei paesi “benestanti” (es. lavoratori dei settori che subiscono la concorrenza dei beni importati, delocalizzazioni della produzione) che di quelli “in difficoltà” (colonizzazione del sistema economico, dipendenza dal capitale estero). Gli ampi flussi di fattori produttivi che si metterebbero in moto, e che l’autore nobilmente auspica, potrebbero essere rigettati dai cittadini: basti pensare al peso dei flussi di migrazione intra-UE nell’esito della Brexit. 

Aggiungerei anche che gran parte della scarsa competitività di un sistema produttivo è frutto di carenze istituzionali: giustizia lenta, corruzione, clima e territorio, formazione del capitale umano, distretti industriali… L’autore immagina di internalizzare tutta la discussione quantificando un valore monetario per finanziarie la cancellazione della tassazione sugli investimenti diretti, e che la “colonizzazione” dei sistemi retrogradi da parte di quelli più avanzati risolva tutti i problemi. Esiste un’ampia letteratura sui pro e contro degli investimenti diretti per lo sviluppo economico che andrebbe considerata. Una discussione più articolata e obiettiva di queste sfaccettature sarebbe auspicabile. Ma non è il caso di dettagliare qui questi aspetti, passando invece a una serie di limiti e problemi logicamente antecedenti.

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Alessandro Nosei:

Il mio stesso auspicio è di poter approfondire i singoli aspetti ed i vantaggi prodotti, e poterli trattare puntualmente in maniera analitica pesando i costi benefici. Questo è il grande lavoro da fare, il cui risultato sarebbe la conferma o meno della validità della LD.

Tuttavia sull’aspetto più “politico” della LD sento di aver avuto sufficienti feedback positivi tali da indurmi a considerarla la migliore proposta oggi possibile per rinnovare la UME. Si tratta di una idea proponibile e sostenibile con egual forza sia dai paesi “virtuosi” sia da quelli in difficoltà, una proposta che metterebbe d’accordo tutti, imprese e privati, politici e tecnici, contribuenti e beneficiari degli aiuti.


 

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